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"È stato un onore giocare con l'Australia. Adesso valuterò le opzioni, certo è che sono rattristato di aver appreso del termine del mio rapporto con la federazione". Queste sono state le parole di Israel Folau, che ieri ha chiuso ufficialmente ogni rapporto con la ARU, e adesso avrà 72 ore di tempo per impugnare la decisione Federale per un ricorso legale.

"Come australiani, siamo nati con certi diritti, incluso il diritto alla libertà di religione e il diritto alla libertà di espressione.La fede cristiana è sempre stata una parte della mia vita e credo che sia mio dovere come cristiano condividere la vita di Dio; sostenere le mie convinzioni religiose non dovrebbe impedire la mia capacità di lavorare o giocare per il mio club e il mio paese " ha aggiunto Folau.

Raelene Castle resta invece fermamente convinta della decisione presa dalla ARU, avendo affermato che Folau era consapevole delle conseguenze che ci sarebbero state nel caso di eventuali affermazioni sui social.

Al contrario c'è chi non fa mancare il proprio appoggio al rugbysta, fra questi il conduttore radiofonico ed ex coach dell'Australia Alan Jones. Il 78-enne, in occasione del programma radio 2GB ha detto la sua sulla decisione presa nei confronti dell'estremo dei Waratahs:

"Hanno distrutto il suo impiego e distrutto a livello internazionale il suo nome per aver citato un passo della Bibbia per l'amor di Dio. Non ha massacrato nessuno, non ha insultato nessuno e non ha nemmeno provato a spingere questa roba giù per la gola di nessuno. Se, come nazione, vogliamo la libertà di parola, il corollario è che la gente si offenderà".

 

Foto Twitter @NewshubBreaking