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Callum McLean, neozelandese di Wellington, 41 anni, nuovo allenatore della Pro Recco, alla sua 14esima stagione italiana parla della sua nuova esperienza sula panchina del XV ligure e del campionato che sta per cominciare.

  • Un’occhiata al girone 1 della serie A 2017-2018. A occhio: Recco, Accademia e Lyons per la poule promozione, gli altri per la fase-camomilla senza retrocessioni. O no?
  • Decisamente: no! È un’analisi che sento continuamente ripetere e sulla quale non sono assolutamente d’accordo. Una tale visione d’insieme si basa sui risultati della passata stagione e su rapporti di forza che, nel frattempo, sono cambiati, in alcuni casi in maniera significativa.
  • Per esempio?
  • I Lyons hanno mantenuto grosso modo la struttura che avevano in Eccellenza ma hanno cambiato guida tecnica, le due torinesi si sono molto rafforzate, il Cus Genova ha risorse per mettere in crisi chiunque. Parlare di prima fase scontata è fare confusione, e avere dei rapporti di forza un’idea molto approssimativa. Io dico che si tratta di un bel girone, che promette incertezza, equilibrio e buoni contenuti tecnici. Come al solito i forti e i deboli sarà il campo a deciderli, non i pronostici estivi.
  • Recco qualcosa ha cambiato, allenatore a parte…
  • È vero, qualcuno è andato, qualcuno è arrivato. Confesso che della squadra che ora alleno, al momento del mio arrivo, conoscevo poco o niente, un paio di partite su Youtube. La rosa mi pare all’altezza di disputare un buon campionato. Ho insistito con i ragazzi perché entrino nell’ordine di idee che non ci sono partite facili, come non esistono avversai impossibili. L’importante sarà uscire dallo spogliatoio intenzionati a dare tutto. Sempre e comunque.
  • Che Pro Recco vedranno i vostri tifosi?
  • Vincente! Mi auguro. Ma al contempo capace di sviluppare un gioco che coinvolga e diverta il pubblico e i giocatori. Il rugby che cerco di trasmettere vede tutti gli attori coinvolti e capaci di contribuire al successo collettivo. Voglio un rugby moderno, lontano dal modello che vede gli avanti monopolizzare e gestire i possessi con la linea arretrata che sta a guardare, lontana dal cuore dell’azione magari al freddo!
  • Allargando l’angolo di osservazione: cosa è cambiato nel rugby italiano negli ultimi 14 anni?
  • Si è alzato molto il numero dei praticanti. E questo è il dato indispensabile per qualsiasi processo evolutivo. È aumentata la qualità del settore giovanile e anche la visibilità del fenomeno rugby nel Paese. Ciò che deve ulteriormente essere elevato è il livello delle competenze tecniche. Senza una solida base di pre requisiti è difficile produrre rugby efficace ed essere competitivi ai massimi livelli.
  • Come fare?
  • Non è facile dare una risposta. Io so che in Nuova Zelanda, dall’età di 5 anni in su i ragazzini vivono con una palla ovale fra le mani, giocano a rugby durante la ricreazione a scuola, nel tempo libero quando sono a casa, praticamente sempre. E quando si avvicinano al rugby “serio” si portano in dote coordinazione motoria, capacità manuali, equilibrio, reattività… Tutte componenti della prestazione che non possiamo pensare di trasmettere in tre sedute settimanali. O meglio, in Italia ci proviamo, ma arrivati a 20 anni la differenza fra i nostri e i migliori al mondo si nota, e pesa.
  • A proposito di confronti, com’è, oggi, il rapporto fra emisfero Nord e emisfero Sud?
  • Nuova Zelanda a parte, che ha imboccato una via che per la concorrenza risulta inavvicinabile, io dico che le squadre del Sei Nazioni possono competere alla pari con Australia, Sud Africa e Argentina. Inghilterra e Galles a parte, i progressi compiuti da Irlanda e Scozia in questo senso sono stati notevoli. I test match di novembre lo stanno dimostrando ampiamente.
  • Capitolo arbitri italiani…
  • Anche in questo settore i miglioramenti ci sono stati e sono stati notevoli. Ricordo che nei primi anni della mia esperienza italiana da allenatore, insegnavo ai miei giocatori cose che gli arbitri, la domenica, sanzionavano in quanto non regolari. La verità era che si trattava di cose che non conoscevano e che, nel dubbio, giudicavano illegali. Ora questo non accade più, la conoscenza del gioco è molto aumentata, soprattutto nei giovani direttori di gara. Certo, la Fir potrebbe fare di più…
  • Che cosa?
  • Per esempio convincere gli ex giocatori a intraprendere la carriera arbitrale. Chi ha un buon passato sul campo parte con una grande dote di conoscenza diretta che non potrà che aiutarlo nel suo compito. Oggi chi smette di giocare, se resta nell’ambiente, lo fa come allenatore. Se fosse incentivato a scegliere diversamente ne guadagneremmo tutti.
  • Chiudiamo sul campionato di serie A che sta per iniziare: prima partita a Piacenza…
  • Sul campo dei Lyons che sono, in pratica, la squadra dell’anno scorso e che puntano giustamente a tornare subito in Eccellenza. Beh… una partita facile non sarà di sicuro, però ci dirà a che punto siamo quanto a preparazione e a costruzione di quella mentalità che mi piacerebbe essere in grado di trasmettere a tutti i miei.
  • Praticamente un test

 

Il calendario di Serie A 2017/18