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Gli All Blacks sono ancora sul podio. Ieri a Tokyo la Nuova Zelanda ha battuto nettamente il Galles, e conquistato la medaglia di bronzo Mondiale. Poca roba, si direbbe, rispetto alla finalissima di oggi ma pur sempre un bel ricordo di questa Rugby World Cup. L'ultima in carriera per giocatori del calibro di Kieran Read, Sonny Bill Williams e Ben Smith, che lasceranno la nazionale. Tutti e tre già campioni del Mondo per il passato, come del resto il loro coach Steve Hansen, anche lui all'addio.

L'allenatore neozelandese non può che essere felice per quello che ha lasciato in questa nazionale. Nei sette anni di gestione ha totalizzato un Mondiale vinto e un terzo posto Mondiale, e ben cinque Rugby Championship:

"È stata una partita difficile per entrambe le parti, quindi congratulazioni al Galles. Era importante onorare i fan, e lasciarci alle spalle l'ultima settimana; sono veramente orgoglioso per i ragazzi"

 

Il capitano Kieran Read, 34 anni, 122 presenze e 130 punti con gli All Blacks, due titoli Mondiali in cassaforte, sei Rugby Championship, giocatore dell'anno nel 2013. Insomma, di che si lamenta, una carriera da leggenda, come Maradona nel calcio, come Muhammad Alì ne pugilato o LeBron James nel basket. Adesso per lui arriva il meritato riposo. In Giappone lo attende un'ultima stagione con i Toyota Verblitz

 "Sono veramente orgoglioso di vedere una folla del genere in questo stadio. I ragazzi apprezzano cosa significhi essere un All Black, e questo lo adoro"

"Questa maglia significa molto, fa parte della mia vita da tanto tempo. Quando la indossi provi a lasciarla in un posto migliore di quello in cui l'hai trovata, spero di esserci riuscito"

"Il Giappone è stato un ottimo padrone di casa, e lo ringraziamo per il supporto".

 

Dal fronte opposto, c'è un'altra leggenda che se ne andrà. Warren Gatland, che sperava di strappare il successo con gli All Blacks prima del suo addio ai Dragoni, ma che lascerà questo Mondiale con qualche rimorso, ma anche con qualche soddisfazione. Eh si, perchè un Mondiale così, giocarlo con assenze importanti, è impegnativo. Fuori Anscombe e Faletau prima della RWC, poi l'addio di Liam Williams, Josh Navidi e George North durante l'evento. Per non parlare della botta a Dan Biggar, ripresosi in extremis. Eppure il coach ha portato i suoi fino a questa finale, giocando una partita da leoni contro il Sudafrica, che oggi scenderà in campo con l'Inghilterra. Dodici anni di gestione sulla panchina del Galles, tre Mondiali, questa è la sua seconda finale per il 3° posto in otto anni, 4 Sei Nazioni in bacheca e un Tour dei Lions vinto in Australia. Per Gatland adesso c'è il ritorno a casa. Ad Hamilton, sua città di origine, dove allenerà gli Chiefs nel Super Rugby:

"Spero continuino a basarsi su ciò che abbiamo fatto in questi 12 anni. Mi spezzerebbe il cuore se il Galles dovesse avere una decrescita"

"Mi mancherà l'energia dei giocatori, sono un gran gruppo con cui allenarsi. Ovunque siamo stati in Giappone, la loro reazione è stata molto positiva. È stato deludente perdere la mia ultima partita, ma era inevitabile che il turnaround dopo cinque giorni dalle semifinali avrebbe compromesso qualcosa."

"Spero che il Galles continui ad essere competitivo contro le migliori nazionali. Ho visto Stephen Jones qui, per vedere come facciamo le cose. Il prossimo gruppo che entrerà dovrà migliorare ciò che abbiamo fatto fino ad ora. Non vedo l'ora che arrivi il match dei Barbarians, che mi darà l'opportunità di salutare il pubblico gallese come merita".

 

Il prossimo 30 novembre, al Principality Stadium di Cardiff, Gatland guiderà il Galles per l'ultimo match ufficiale, contro i Barbarians.

 

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Foto Twitter @RugbyWorldCup

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