1 anno fa 10/05/2021 00:58

Michele Dalai: parola d’ordine “responsabilità”

Il neo Presidente delle Zebre sulla sua visone del rugby italiano

Da un paio di settimane l’imprenditore milanese Michele Dalai è al lavoro presso gli uffici della Cittadella del Rugby di Parma. Il nuovo Presidente delle Zebre Rugby vanta esperienze nell’editoriale, è molto attivo nei social ed è spesso interpellato durante trasmissioni sportive, andando così a vestire un interessante ruolo di comunicatore oltre che quello del dirigente sportivo.

“Raccontarla da fuori e parlare di come si potrebbe far meglio è un conto, viverla da dentro e provare a fare meglio è tutta un’altra storia” esordisce Dalai intervistato da Sky Sport qualche minuti prima del derby di Rainbow Cup tra Zebre e Benetton.

 

Responsabilità, in inglese accountability, dipende da persone come me o Marzio Innocenti,  o dai nuovi consiglieri federali. Questa nuova struttura non può più scaricare responsabilità sugli altri. Se va male è colpa nostra”. E’ quindi responsabilità la parola d’ordine del nuovo ciclo delle Zebre e del rugby italiano.   

 

C’è aria di cambiamento, ma qual’è la strada che il rugby italiano sta prendendo?

 

Ricostruire l’entusiasmo, non parlo di temi tecnici. Ricostruire quell’entusiasmo che negli ultimi anni è lentamente scemato, trasformando il rugby da uno sport affascinante in uno sport, che oltre a raccontare i propri valori all’infinito, non ha portato nulla se non crearsi un tema esclusivo e non inclusivo”.

“Il “siamo meglio degli altri” in questo momento è un boomerang drammatico. Io non sono solo un uomo di rugby e la mia idea è quella di iniziare a parlare di questa cosa in un altro modo, cercare di costruire delle connessioni con altri sport, la direzione in cui Marzio Innocenti sta andando”.

 

Parliamo delle Zebre.

 

“Le Zebre devono diventare un progetto più riconoscibile per tutti. Andrea Dalledonne ha fatto un lavoro eccezionale in termini di organizzazione della struttura. Adesso bisogna ricominciare a raccontare questo progetto come un progetto di tutti. Se resta un progetto esclusivo per le 100 persone che sono qui dentro non funziona”.

 

Quali risultati auspica?

 

“Mi auguro di migliorare i risultati di quest’anno, ovvero ottenere più di quattro vittorie. Come ci si arriva? Lavorando insieme a Benetton e Nazionale maggiore. Produrre elementi che siano buoni per tutti. Altrimenti non può funzionare”.

 

 

 

 

 

 

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