1 anno fa 24/11/2018 03:09

Italia - All Blacks: sfida terribile all’Olimpico

La media dei punti di scarto dei risultati precedenti tra Italia e Nuova Zelanda equivale a 48.

La domanda è: quanti? La stampa internazionale specializzata oscilla tra i 30 e i 40. Svariati colleghi sostengono più di 40. Al bar si sente di tutto: da “Ce ne danno settanta” a qualche timido “Ma no, possiamo limitare i danni se difendiamo bene”, sempre a rischio di essere canzonati e spernacchiati dalla maggioranza scettica. Voi che dite? Quanti punti ci daranno gli All Blacks, questa volta?

Partiamo da un dato certo. In tredici test match ufficiali disputati con la Nuova Zelanda – escluso dunque il primo confronto assoluto, il 12-18 al Battaglini nel 1979, giocato contro un Nuova Zelanda XV - l’Italia ha rimediato altrettante sconfitte, con uno scarto medio di – udite, udite: 48 punti.

Quarantotto signori, ve lo scrivo in numero e in lettere, come sui bonifici o sui bollettini postali. Dividendo i punti segnati dalle due squadre il risultato medio è 58-10. Nella realtà si oscilla dal 31-21 del Welfare Road di Leicester, nella Coppa del Mondo 1991, di gran lunga la sconfitta con minor margine, al mostruoso 101-3 dell’edizione mondiale di 8 anni dopo, nel 1999 al McAlpine Stadium di Huddersfield. In epoca recente la miglior performance italiana è stata quella di San Siro, a Milano nel 2009 (finale 6-20), mentre gli ultimi due confronti con gli uomini in nero, sempre allo stadio Olimpico di Roma, si sono chiusi 10-42 (nel 2012) e 10-68 due anni fa.

Tornando alla media di 48 (quarantotto) punti di scarto e ragionando per assurdo, perdere con una bastonata da 40-45 punti migliorerebbe la statistica.

Va da sé che nessun italiano – giocatore, tecnico, dirigente, appassionato - può accettare questo ragionamento: o si gioca per vincere (per provarci, almeno), per stare sotto nel punteggio, per porre dei quesiti tecnici e tattici ai nostri fortissimi avversari, per limitare con ogni mezzo possibile la furia dei Numeri 1 al mondo oppure sarà un’altra pagina da archiviare in fretta per il nostro rugby, nella categoria “strage annunciata e ben seguita dal pubblico pagante”. Per non finire come i cristiani con i leoni al Colosseo, allo stadio Olimpico gli Azzurri sanno di avere una sola possibilità: mantenere attitudine e capacità di far gioco esibite con l’Australia e ridurre ad una cifra che si avvicina notevolmente allo zero gli errori, specialmente in attacco. Tutto questo al netto dello sforzo difensivo, che dovrà essere straordinario.

Troppo? E ci mancherebbe altro. Reduci da una sconfitta dolorosa per le dimensioni con gli Wallabies, a dispetto del maggiore possesso e di un dominio territoriale, Ghiraldini e compagni affronteranno una Nuova Zelanda con il dente avvelenato dalla sconfitta rimediata a Dublino con l’Irlanda, la seconda del 2018 dopo la partita persa in casa con la il Sud Africa nel Championship (poi vinto comunque con ampio margine dagli All Blacks).

Steve Hansen ha scelto una formazione che abbonda di prime scelte e incute timore solo a leggerla. Dallo skipper Kieran Read (ultimamente messo in discussione come capitano (!) dalla severissima stampa sportiva neozelandese) al funambolico tallonatore Dane Coles, dal guizzante estremo McKenzie al devastante trequarti-ala Naholo, dai tre incredibili fratelli Barrett (Beauden apertura, Jordie ala, Scott seconda linea) all’estroso mediano di mischia Perenara, che condurrà l’attesissima haka. Ma ci saranno tanti altri fenomeni tutti da scoprire per il pubblico italiano meno informato. Scintille promette la coppia di centri formata da Ngani Laumape, fisico da running back con 5 mete in 9 caps all’attivo, e da Anton-Lienert Brown, che scalpita per un posto da titolare alla Coppa del Mondo 2019. In trincea, accanto a Read, due gladiatori dalla fisicità prorompente come Ardie Savea e soprattutto Vaea Fifita. In cerca di un posto per i mondiali in Giappone sono anche i due piloni, entrambi di origine isolana, Laulala (nato a Samoa) e Tu’ungafasi (nato a Tonga). In panchina, accanto ad un certo Brodie Retallick – il seconda linea più forte del mondo – siederanno tanti altri talenti che avranno la possibilità di esibire le loro credenziali al momento giusto, da Dalton Papalii, 21enne flanker dei Blues, al mediano di mischia Te Toiroa Tahuriorangi dei Chiefs, a cui la famiglia ha dedicato una haka in tribuna al termine del suo debutto con gli All Blacks, immortalata in un video divenuto virale.

Conor O’Shea e il suo staff hanno puntato sullo stesso XV che per mezzora ha tenuto in scacco l’Australia. L’unico cambio inevitabile è dell’infortunato Bellini con il giovane Luca Sperandio, che dopo i due test da estremo con Irlanda e Georgia avrà la possibilità di giocare nel suo ruolo preferito di trequarti-ala. Stupisce invece l’assenza di Canna tra i giocatori a disposizione: al suo posto trova spazio in panchina il rientrante Edoardo Padovani, mentre l’unica alternativa ad Allan come mediano di apertura rimane Hayward (confermato come estremo titolare).

Prepariamoci ad applaudirli e sostenerli, questi Azzurri, perché attualmente è il meglio di cui disponiamo. Diamogli fiducia, ancora una volta, anche se è difficile prevedere qualcosa di diverso da una batosta, contro avversari unanimemente considerati inarrivabili.

  

Le formazioni:

Italia: 15 Jayden Hayward, 14 Tommaso Benvenuti, 13 Michele Campagnaro, 12 Tommaso Castello, 11 Luca Sperandio, 10 Tommaso Allan, 9 Tito Tebaldi, 8 Abraham Jurgens Steyn, 7 Jake Polledri, 6 Sebastian Negri, 5 Dean Budd, 4 Alessandro Zanni, 3 Simone Ferrari, 2 Leonardo Ghiraldini (c), 1 Andrea Lovotti
Panchina: 16 Luca Bigi, 17 Cherif Traore, 18 Tiziano Pasquali, 19 Marco Fuser, 20 Johan Meyer, 21 Guglielmo Palazzani, 22 Luca Morisi, 23 Edoardo Padovani

All Blacks: 15 Damian McKenzie, 14 Jordie Barrett, 13 Anton Lienert-Brown, 12 Ngani Laumape, 11 Waisake Naholo, 10 Beauden Barrett, 9 TJ Perenara, 8 Kieran Read (c), 7 Ardie Savea, 6 Vaea Fifita, 5 Scott Barrett, 4 Patrick Tuipulotu, 3 Nepo Laulala, 2 Dane Coles, 1 Ofa Tuungafasi
Panchina: 16 Nathan Harris, 17 Karl Tu’inukuafe, 18 Angus Ta’avao, 19 Brodie Retallick, 20 Dalton Papalii, 21 Te Toiroa Tahuriorangi, 22 Richie Mo’unga, 23 Rieko Ioane

 

Stadio Olimpico, Rome

Arbitro: Andrew Brace (Ireland)
Assistenti: Pascal Gaüzère (France), Sean Gallagher (Ireland)
TMO: Andrew McMenemy (Scotland)

 

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