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Archiviato (finalmente!) un 2017 che poco di buono ha detto circa la consistenza e il valore assoluto della nostra Nazionale, è già il momento di (provare a) prevedere ciò che accadrà nel 2018, l’anno che introdurrà al primo mondiale sul suolo asiatico, negli stadi (bellissimi, pare) di un Paese che ha prenotato da tempo un posto nel rugby internazionale che conta. In quell'agognato, mitico e celebrato Tier 1 di cui noi facciamo parte di diritto in quanto frequentatori autorizzati del salotto che si chiama Sei Nazioni.

Ma con i nipponici ci misureremo due volte a giugno di quest’anno, nel corso di un lungo soggiorno di acclimatazione che Conor O'Shea e i suoi (4 vittorie in 17 partite sotto la sua gestione, meno di una su quattro) trascorreranno presso un attrezzatissimo e avveniristico centro dedicato alla palla ovale. Il tour di fine primavera prevede anche un terzo impegno, del quale al momento poco si sa, compreso l’avversario.

Di particolare interesse sarà invece il trittico di novembre, che si aprirà (dicunt) con il Test contro la Georgia e proseguirà con l’accoppiata stellare AustraliaNuova Zelanda, per la gioia degli amanti del rugby grande davvero e, si spera, anche della biglietteria Fir. Battere la Georgia, per confermare sul campo la differenza di rango che la gerarchia ovale di assegna e che ci vede nel gruppo delle squadre “di alto livello” nonostante la classifica a punti dica cose diverse. L’unico precedente con i caucasici risale ormai a tre lustri fa (Asti, in preparazione alla RWC del 2003), quando l’Italia si impose, non senza faticare e giocando su livelli lontani dall’eccellenza, per 31-22. Ripetere l’impresa (di vincere) è da considerarsi obiettivo minimo, al di sotto del quale… Poi, con Wallabies e All Blacks, andrà bene (quasi) tutto, nel senso che due sconfitte sotto i 20 potrebbero essere considerate evento tutto sommato dignitoso, evento naturale.

Resta il Sei Nazioni, che vedrà gli Azzurri due sole volte all’Olimpico, la prima giornata con l’Inghilterra e l’ultima con la Scozia. Inutile girarci troppo intorno, un altro Cucchiaio (o un’altra sbiancata, che dir si voglia) è fra le ipotesi più accreditate, anche alla luce delle ultime indisposizioni (quella di Campagnaro la più menomante) che priveranno la squadra di alcune delle sue (rarissime) certezze. D’altra parte, giocare in 6 giorni con Inghilterra e Irlanda è evento che segnerebbe chiunque. Prepariamoci perciò a pagare dazio, nella speranza che nessuno intenti processi sommari o si senta autorizzato a invocare punizioni esemplari. Non sarebbe proprio il caso.

 

Foto Alfio Guarise