24 giorni fa 18/11/2019 00:16

Conor O’Shea e l’Italrugby: c’eravamo tanto amati (Parte 3)

Chi dopo Rob Howley?

Cos’è che non ha funzionato nel matrimonio tra Conor O’Shea e la Fir, un connubio che doveva cambiare dalle fondamenta il rugby italiano (parole e musica dell’allenatore irlandese)?

Le incomprensioni sono state molte, da entrambe la parti. Ci sono stati errori e sottovalutazioni. Alla fine, la separazione è stata consensuale, non una guerra dei Roses. Non importa chi abbia fatto il primo passo. Il dato più importante è stato la mancanza di risultati: un matrimonio senza figli è come un albero senza frutti. Qualcuno prima o poi lo taglia.

 

Note a margine sui quattro anni di Conor O’Shea e la scelta del suo sostituto. Chi dopo Rob Howley?

Articolo pubblicato su Allrugby numero 140

 

C’eravamo tanto amati

A primavera del 2019 la Fir comunica a Mike Catt che non gli sarà rinnovato il contratto, in scadenza dopo il Mondiale. Al suo posto viene ingaggiato Franco Smith: l’annuncio del suo trasferimento in Italia, a sorpresa, viene dato ad aprile dai Cheetahs. Catt paga il terzo Sei Nazioni consecutivo (il quarto se si conta anche l’ultimo di Brunel) senza una vittoria. Gli si rimproverano la povertà nel gioco d’attacco della squadra e le sue lunghe assenze dall’Italia. È il primo segnale della fine dell’amore tra O’Shea e la Fir: Catt faceva parte del progetto che il ct irlandese aveva portato nel nostro Paese tuttavia il rinnovo del contratto di Conor è a un passo, nessuno ancora lo mette in discussione. Catt è il prezzo che O’Shea deve pagare se vuole restare.

Il coach però comincia a rendersi conto che i suoi metodi in Italia non funzionano. Vorrebbe avere tutto sotto controllo, la Nazionale, le franchigie, i permit, le accademie. Combatte però lo fa alla sua maniera: le critiche non sono mai troppo dirette, i messaggi sibillini.

Quando a dicembre 2018, assistendo seduto in tribuna allo stadio Lanfranchi al primo derby stagionale di PRO14 tra Zebre e Treviso, le quattro ali in campo tutte straniere (Elliott e Balekana nella Zebre, Ratuva e Ioane nel Benetton) gli è balenato in testa un pensiero: “che ci faccio qui?”.

Con la famiglia lontana, l’estate convince O’Shea che per lui non c’è futuro in Italia. Il divorzio è servito senza tante lacrime, né dall’una né dall’altra parte.

 

L’addio

Tre mesi di intensa preparazione avevano illuso lo staff di aver costruito in vista del Mondiale l’Italia meglio allenata di sempre. Le amichevoli con la Francia e l’Inghilterra hanno riportato tutti con i piedi per terra: la squadra nonostante l’impegno non regge il confronto né fisicamente, né tecnicamente. Si batte ma viene travolta. Conor è deluso, tanto lavoro ma in mano niente.

Dopo la partita di Newcastle contro l’Inghilterra, su BSKYB, Will Greenwood, il centro campione del Mondo nel 2003, si lancia in una difesa a spada tratta del ct dell’Italia. “Vi ricordate quando Will Carling disse che la RFU era governata da un pugno di vecchi tromboni? In Italia i tromboni sono molti di più, sono centinaia. Ed è contro di loro che Conor sta combattendo la sua battaglia. Bisogna dargliene atto e sostenerlo”.

Dunque il bilancio di questi tre lunghi anni è una separazione finale senza appello. O’Shea ci considera complicati, bizantini, contorti, incapaci di recepire le direttive e agire di conseguenza. Ci descrive all’estero come “tromboni”. L’Italia si aspettava da lui il miracolo, ma l’uomo si è concentrato sul panorama generale, ci ha raccontato aneddoti, ha scritto ricette e non ha ottenuto nemmeno un risultato. E senza risultati la nostra visibilità è arrivata ai minimi termini.

Il libro dei sogni non si è avverato. “Pensavo foste più ricettivi – il testamento di Catt, che a gennaio sarà in panchina con l’Irlanda -. Alcune cose si potevano fare, per accelerare la vostra crescita, ma voi avete un’altra agenda…”. C’eravamo tanti amati. Amen

 

Il futuro

Per il dopo O’Shea l’Italia si è rivolta a Wayne Smith. “Prendete Dave Rennie (Glasgow Warriors) è uno dei primi tre del mondo”, è stato il suo consiglio. Ma Rennie ha preferito l’Australia. Vern Cotter? Duro e troppo caro. La scelta era caduta su Rob Howley, prima che la vicenda delle scommesse riportasse tutto in alto mare.

E adesso? Franco Smith è un uomo di campo. O’Shea era il director of rugby, l’uomo che governava la filiera, sussurrava all’estero, ci faceva da ambasciatore. Un altro con le sue caratteristiche in circolazione probabilmente non c’è. Serve un tecnico che tiri fuori il meglio da quello che abbiamo, senza alibi e senza vie d’uscita. Magari un italiano.

 

Leggi anche:

Conor O’Shea e l’Italrugby: c’eravamo tanto amati (Parte 1/3)

Conor O’Shea e l’Italrugby: c’eravamo tanto amati (Parte 2/3)

 

 

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Aldo Nalli  24 giorni fa

Anche io lo dissi in tempi non sospetti, ma poi me ne sono un po' pentito, in quanto poi ho ragionato sul fatto che magari può essere una soluzione a breve termine ma di sicuro continueremo a mettere toppe e non a fare un progetto a lungo termine. Ci vuole una franchigia italiana con italiani ed un allenatore con le palle, alla conte del calcio, e così per le under. Peccato per questo fantastico sport, non è mai cresciuto veramente.

Aldo Nalli  24 giorni fa

L'articolo è fatto veramente bene, perché non menzionate chi lo ha scritto? Comunque complimenti al giornalista!

Michele Morra  24 giorni fa

E come ho già letto in giro per il web,adesso arrivano i fan adoranti e serpeggia il nome di Parisse come giocatore-allenatore in campo.Non c'è che dire,al peggio non c'è mai fine in questo sventurato paese.Capisco la suggestione-legata anche al fatto che sarà durissima trovare un tecnico dopo questo addio di O'Shea-dell'allenatore Italiano,ma guardiamoci intorno:CHI sarebbe il candidato?Non sarebbe ora di smetterla e cominciare a fare le cose-non dico seriamente,siamo pur sempre Italiani-ma almeno con un minimo di criterio?

Matteo Biasio  24 giorni fa

Scusate ma a me l'articolo pare ma pare un po' di parte. Poi posso sbagliare ma dare la colpa tout court a CoS per i tre anni passati mi sembra esagerato e poi prendersela che ci raffigurava come 4 tromboni lasciamo stare. Lui è andato e per il lavoro fatto prima e con l'Italia adesso è stato scelto per un ruolo importantissimo in RFU. Io chiederei come si sono fatti prendere così in castagna visto che era mal visto dalla scelta per il nuovo allenatore. Ecco questo chiederei.

Felice Harry  24 giorni fa

Come appassionato di rugby da più di 40 anni mi permetto di esprimere il mio rammarico per le dimensioni di O'Shea. Ritengo l'allenatore il meglio a cui l'Italia potesse ambire nel periodo in cui è arrivato ( vi ricordo che nei precedenti prima di Connor la nazionale si 'spegneva' dopo un'ora di gioco) ma che avrebbe avuto bisogno di almeno 8 anni (fino al mondiale del 2023) per ottenere dei risultati apprezzabili. Ricordiamoci anche che il suo arrivo è coinciso con i ricambio generazionale di alcuni giocatori importanti.

Felice Harry  24 giorni fa

Complimenti all'autore dell'articolo per la disamina completa e particolareggiata. Consiglio a chi di dovere di seguire il suggerimento finale in cui si auspica di affidare la nazionale ad un allenatore italiano. Anche solo per il fatto che mancano soltanto 2 mesi al 6 Nazioni 2020!

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