4 anni fa 22/01/2018 14:21

Steve Smith: cuore ovale

Il mediano di mischia inglese del Grande Slam del 1980

Da bambino sono stato costretto a giocare a rugby contro la mia volontà. Adesso sono contento di questo, perché non avrei mai apprezzato i ricordi e le amicizie che ho avuto fino ad oggi se non avessi seguito quella strada.” (Steve Smith)

Nel 1980, dopo un periodo nero durato praticamente per tutti gli anni ’70, finalmente l’Inghilterra ha ritrovato se stessa e ha conquistato il tanto sospirato Grande Slam. Era la squadra del grande capitano Bill Beaumonte di altri campioni leggendari la maggior parte dei quali, purtroppo, è arrivata sulle scene troppo tardi, impedendo così d’intraprendere un ciclo vincente. La colpa è da attribuirsi ai selezionatori dell’epoca, i quali avevano un’avversione nei riguardi dei giocatori del nord e solo quando nel 1979 la Northern Division è stata l’unica squadra a sconfiggere gli All Blacks, si sono decisi a trasferire quegli atleti in nazionale. Tra di loro c’era anche Steve Smith, il mediano di mischia del Sale che ha diretto un pack monumentale e portato un enorme contributo a quel successo entrato nella storia. E dire che da bambino Steve non voleva saperne di giocare a rugby.

Stephen James Smith, per gli amici Steve, è nato il 22 luglio 1951 a Stockport, grossa cittadina situata nella contea metropolitana di Manchester. Suo padre era pazzo per il calcio e Steve non ha visto un pallone ovale fino a 11 anni, quando ha frequentato la Kings School di Macclesfield. Il rugby lì era obbligatorio, ma il ragazzo voleva giocare a calcio. Così, è stato trascinato contro la sua volontà, tra urla e pianti, sino al campo con le porte a forma di acca.

In seguito Steve si è iscritto al Loughborough College ed è lì che ha incontrato Fran Cotton, suo futuro compagno di squadra con il Sale, North and England e nazionale, quindi socio in affari nella Cotton Traders. I due, a scuola, erano allenati da Jim Greenwood; un coach eccezionale.

Nel 1972, mentre era ancora studente alla Wilmslow High School, Smith è stato chiamato dalla nazionale inglese per recarsi in tour in Sudafrica, dove però non è mai stato impiegato.

Dopo essersi diplomato, Stephen si è unito al Sale, quindi, il 10 febbraio 1973, ha guadagnato il suo primo cap con la nazionale in un match contro l’Irlanda al Lansdowne Road, valido per il Five Nations. Il capitano era John Pullin, che quel giorno ha proferito la famosa frase: "potremmo non essere buoni, ma almeno siamo arrivati", in quanto l’anno precedente Galles e Scozia si erano rifiutati di recarsi sull’Isola di Smeraldo a causa dei Troubles e delle minacce dell’IRA. Con Smith in mediana c’era il numero 10 Dick Cowman. La sfida è terminata con la vittoria dei verdi per 18 a 9.

In seguito il numero 9 ha giocato le due sfide a Twickenham contro Francia e Scozia, uscendo dal campo entrambe le volte da vincitore. Quel Cinque Nazioni, caso unico nella storia del torneo, ha visto tutte le contendenti vincere i rispettivi match casalinghi e di conseguenza sono arrivate tutte a pari merito, in quanto non veniva considerata la differenza punti (in quel caso avrebbe vinto il Galles).

Lo stesso anno, Smith ha vinto il primo torneo World Sevens con l'Inghilterra a Murrayfield, mentre giocava per la Loughborough University.

Il 17 novembre, sempre del 1973, l’Inghilterra ha sconfitto a Londra l’Australia con il punteggio di 20 a 3. Quel giorno a formare la mediana con Steve c’era Alan Old.

Nel 1974 il ragazzo ha disputato due incontri del Cinque Nazioni: la sconfitta patita a Twickenham dall’Irlanda ed il pareggio per 6 a 6 al Parco dei Principi con la Francia. L’anno seguente, invece, la sua presenza internazionale si è limitata all’incontro con il Galles a Cardiff, tra l’altro entrando dalla panchina per sostituire Jan Webster.

Nel 1976 Smith ha giocato il match con la Francia di Jacques Fouroux a Parigi, perdendo 9 a 30. In quella stagione l’Inghilterra, che aveva in Tony Neary il suo skipper, ha toccato uno dei punti più bassi della sua gloriosa storia terminando in Whitewash. Nel ’77, invece, il mediano di Stockport ha affrontato di nuovo Les Bleus a Twickenham, entrando sul terreno di gioco a match iniziato al posto di Malcolm Young. Anche in questo caso il XV della Rosa è uscito battuto per 3 a 4, ovvero un piazzato contro una meta.

Smith non ha preso parte ad alcun incontro internazionale nel 1978, mentre il 24 novembre 1979 ha affrontato gli All Blacks nel tempio della capitale inglese, costituendo la cerniera di metà campo con l’apertura Les Cusworth. Capitano dei bianchi era ormai in pianta stabile il grande Bill Beaumont, mentre quello dei neri era l’altrettanto grande Graham Mourie, il quale ha guidato i suoi uomini ad una vittoria per un solo punto: 10 a 9. Quattro giorni più tardi gli All Blacks hanno affrontato l’Italia a Rovigo vincendo solo 18 a 12; ma questa è un’altra storia.

Durante quel tour i neozelandesi hanno vinto tutte le loro sfide, compresi i due test match con Inghilterra e Scozia, patendo un'unica sconfitta per mano delle contee della Northern Division a Otley. Steve Smith era il mediano di mischia di quel XV. Con lui nazionali quali Bill Beaumont, John Carleton, Tony Neary, Alan Old, Peter Dixon, Mike Slemen e Roger Uttley. Quel 17 novembre, in una giornata fredda e piovosa, di fronte a undicimila tifosi accorsi sugli spalti del Cross Green incuranti delle inclementi condizioni atmosferiche, gli All Blacks non sono stati solo sconfitti, ma umiliati. Lo afferma seccamente il punteggio, un 21 a 9 con ben quattro mete realizzate, due di Steve e due di Tony Bond.

Finalmente, nel 1980, dopo che aveva giocato solamente sei incontri in cinque anni, Smith è entrato in pianta stabile nel XV con la rosa sul petto. Come dice lui stesso: “I selezionatori in quel periodo erano semplicemente orribili. Erano un gruppo di amici che sembrava scegliere chi convocare per un capriccio. Per qualche ragione erano prevenuti contro i giocatori del Nord ed è stato solo perché continuavamo a vincere, compreso il famoso trionfo sugli All Blacks, che non potevamo più essere ignorati.

Era dal 1963 che l’Inghilterra non vinceva il Cinque Nazioni e bisognava tornare indietro sino al 1957 per trovare l'ultimo Grande Slam. In quel famoso torneo del 1980 la squadra ha sconfitto nella gara inaugurale l'Irlanda a Twickenham con il punteggio di 24 a 9, grazie anche alla prima meta internazionale di Smith. È seguita quindi la vittoria per 17 a 13 sulla Francia a Parigi, dove i bianchi non vincevano da 16 anni, con marcature di John Carleton e Nick Preston e 2 drop di Nigel Horton. La terza sfida è andata in scena a Londra, questa volta con il Galles. Gli inglesi sono andati subito sotto 0 a 8 a causa delle mete di Clive Rees e del capitano Jeff Squire. Quel giorno però, gli dei del rugby sembravano indossare la maglia bianca con la rosa e hanno concesso ai padroni di casa tre penalties (Paul Ringer ha ricevuto anche un cartellino rosso lasciando i gallesi con un uomo in meno) che Dusty Hareha calciato in mezzo ai pali ribaltando il risultato da 0 a 8 a 9 a 8.

La squadra di Beaumont è arrivata così a punteggio pieno all'ultimo incontro con la Scozia del nuovo coach Jim Telfer e del talentuoso capitano Andy Irvine, una sfida che si sarebbe tenuta a Murrayfield. In palio c'erano la vittoria nel Cinque Nazioni, la Triple Crown, la Calcutta Cup e il Grande Slam. All’inizio la squadra ha giocato contratta, memore delle scarse performance profuse quando si trovava sotto pressione nelle stagioni precedenti, e anche per il fatto che non vinceva niente da parecchio tempo. Alla fine, però, la gara è terminataa 30 a 18 per i bianchi. Smith ci ha messo del suo, oltrepassando nuovamente la linea proibita.

La prima meta inglese è arrivata quando Maurice Colclough ha rubato palla da una rimessa laterale scozzese e con uno schiaffo l’ha fatta pervenire a Steve Smith, il quale ha messo in moto John Horton. L’apertura, a sua volta, ha passato a Clive Woodward, che ha finto di correre verso l'esterno per lanciare Paul Dodgeche aveva incrociato, ma ha scartato un avversario e lanciato l’ala John Carleton. Questi non ha fatto altro che schiacciare con facilità l’ovale sull’erba. La meta numero due è stata anch'essa il risultato del dominio in touche della squadra inglese. Peter Wheeler ha lanciato lungo su Tony Neary, che ha toccato indietro per Steve. Il numero 9 ha trovato Woodward ed il trequarti centro ha finto un calcio con il piede sinistro, ha eluso numerosi avversari sul lato sinistro del campo e ha passato all'accorrente Mike Slemen, il quale ha oltrepassato la linea bianca nei pressi dell'angolo sinistro. La numero tre, invece, è nata da una mischia nei pressi della linea di meta scozzese, con il pack della Rosa che ha guadagnato parecchi metri grazie alla sua spinta possente. Il numero 8 John Scott, infine, ha ceduto l’ovale a Smith, che a sua volta l’ha regalato a Carleton, il quale lo ha depositato senza patemi in meta. Anche la quarta segnatura del XV della Rosa è arrivata a seguito di una mischia nei 22 scozzesi. A fare uscire l'ovale è stato il capitano Bill Beaumont, che l'ha ceduto immediatamente a Smith. Il mediano di mischia l'ha passato a Scott all'interno e lui, a sua volta, ha servito Roger Uttley. Il flanker ha lanciato ancora Steve Smith all'esterno, il quale ha eluso l'intervento di John Rutheford e ha schiacciato la palla sull'erba. La quinta e ultima meta è stata realizzata nel secondo tempo, dopo che Paul Dodge ha raccolto una palla sporca a metà campo. Con un up and under ha eluso tutti tranne John Carleton. Il numero 14 inglese si è involato, con il compagno Tony Neary in sostegno, non ha trovato nessuno a contrastarlo e ha attraversato la linea proibita per la sua tripletta personale. A chiudere il conto, due trasformazioni e due penalties di Dusty Hare. Per la Scozia, invece, sono andati in meta John Rutheford e Alan Tomes.

A maggio, Smith è stato chiamato dal coach dei British & Irish Lions Noel Murphy in Sudafrica per una sostituzione, ma non ha disputato alcuna partita.

Sfortunatamente, molti giocatori della squadra inglese erano già arrivati alla fine della loro carriera. Gente come Roger Uttley e Tony Neary ad esempio, e l’Inghilterra ha perso molte teste esperte e giocatori di livello mondiale in una volta sola. Così, nel 1981, la squadra non è riuscita a bissare il successo nel Cinque Nazioni, finito nella bacheca della Francia con tanto di Slam. Agli inglesi è rimasta la soddisfazione di battere gli scozzesi a Twickenham e conquistare di nuovo la Calcutta Cup.

Smith ha disputato tutte e quattro le partite del torneo e poi, in primavera, è volato in Argentina per un breve tour. L’Inghilterra è diventata in quel modo la prima delle nazionali britanniche a visitare il paese sudamericano con una selezione ufficiale. Il XV della Rosa ha disputato sette partite, tra cui due test match con i Pumas di Hugo Porta, entrambi a Buenos Aires. Il primo è terminato con un inaspettato 19 a 19, mentre il secondo ha visto gli ospiti imporsi per 12 a 6. Compagno di Steve in mediana in quel tour era Huw Davies.

Il 2 gennaio 1982 l’Inghilterra ha sconfitto i Wallabies a Londra con il punteggio di 15 a 11. Due settimane più tardi è iniziato il Cinque Nazioni con il pareggio di Murrayfield per 9 a 9. È stata questa l’ultima partita con la nazionale di Bill Beaumont e da quel giorno capitano dell'Inghilterra diventato Steve Smith. Il suo primo test da skipper è arrivato contro l'Irlanda, la stessa squadra contro cui aveva esordito. L’Inghilterra ha perso e a nulla sono valse le successive vittorie con la Francia a Parigi e con il Galles a Twickenham. Il titolo è stato vinto proprio dal XV del Trifoglio.

In primavera Smith ha guidato la compagine in maglia bianca in un tour nell’America del Nord. Otto partite, tra cui due contro le nazionali di Canada e Stati Uniti, tutte vinte facilmente; contro gli USA addirittura 59 a 0.

L’anno seguente Smith ha guidato la nazionale inglese ancora da capitano nei match contro la Francia ed il Galles; perso il primo e pareggiato il secondo. A quel punto, visti gli scarsi risultati, per la successiva sfida casalinga con la Scozia il ruolo di skipper è stato ceduto al terza centro John Scott. I bianchi hanno perso comunque, 12 a 22, e questa è stata la partita dell’addio internazionale di Smith. In tutto, il mediano di mischia ha guadagnato ventotto caps, cinque da capitano, e realizzato due mete.

In primavera Smith è stato nuovamente chiamato dai British Lions in Nuova Zelanda per sostituire l’infortunato Nigel Melville. Questa volta il mediano ha disputato due partite: il 6 luglio 1983 contro Hawkes Bay e, tre giorni più tardi, con Counties Manukau, diventando così un Lions a tutti gli effetti.

A livello di club, nel 1984 Steve ha vinto con il Sale il Merit Table dopo aver battuto Gloucester a Kingsholm per la prima volta dopo anni e un XV del Bath molto forte. A quel punto, il ragazzo si è definitivamente ritirato dal rugby giocato.

Nel 1987 Steve ha fondato l'azienda di abbigliamento Cotton Traders con il suo ex compagno di club e nazionale Fran Cotton.

Prima di immergersi completamente nel mondo degli affari, Smith ha allenato giocatori come Matt Dawson e Kyran Bracken nella nazionale inglese Under 21. Il ragazzo ha anche lavorato in qualità di commentatore per ITV in quattro coppe del mondo, tra il 1991 e il 2003, assieme a John Taylor.

Con Simon Orange, che in seguito avrebbe acquistato i Sale Sharks, Steve è entrato a far parte del consiglio del club. L’ex mediano è stato in seguito anche presidente del Sale FC.

Nel 2008 la Cotton Traders è stata costretta a ritirarsi dalla Birmania dopo che un'indagine condotta dalla Burma Campaign nel Regno Unito ha scoperto che la compagnia stava acquistando abiti dal paese asiatico.

 

TORNA ALLA PAGINA INIZIALE

 

notizie correlate

L’ingresso dell’Italia nel Sei Nazioni

L’ingresso dell’Italia nel Sei Nazioni

Le cinque nazioni aprono la porta all’Italia del rugby
Tony Stanger: cornamuse nel vento

Tony Stanger: cornamuse nel vento

Il più prolifico metaman di Scozia
Jack Matthews: il dottore di ferro

Jack Matthews: il dottore di ferro

Il trequarti centro gallese soprannominato Iron Man
Ciaran Fitzgerald: dov'è il vostro orgoglio?

Ciaran Fitzgerald: dov'è il vostro orgoglio?

Il capitano che ha guidato l'Irlanda alla conquista di due Triple Crown.
Denis Charvet: l’ultimo passaggio

Denis Charvet: l’ultimo passaggio

Il talentuoso trequarti centro francese degli anni ottanta.
Gregor Townsend: tocco di classe

Gregor Townsend: tocco di classe

La migliore apertura del rugby scozzese.
Mike Teague: Iron Mike

Mike Teague: Iron Mike

L'uomo più duro del rugby inglese
Rob Wainwright: ordinary hero

Rob Wainwright: ordinary hero

Uno degli eroi scozzesi degli anni '90

ultime notizie di Miti del Rugby

notizie più cliccate di Miti del Rugby

  •    0 commenti   8 anni fa

    Ivan Francescato: placcato dal destino

    Ivan Francescato, talentuoso giocatore della Benetton Treviso e della nazionale azzurra, stroncato da un destino crudele a soli 31 anni.

  •    0 commenti   5 anni fa

    Andrea Masi: duro come la roccia

    In una carriera durata sedici anni Andrea Masi ha vestito tutte le maglie che vanno dalla numero 10 alla numero 15, ha partecipato a quattro edizioni della Coppa del Mondo e ad oggi è l’unico italiano ad essersi meritato il titolo di “miglior giocat

  •    0 commenti   6 anni fa

    Marco Bollesan: nel nome del rugby

    ( di Roberto Vanazzi) Marco Bollesan è il monumento del rugby italiano. Vincitore di due scudetti, con la Partenope e il Brescia, il flanker ha vestito la maglia della nazionale per dieci anni, di cui sei da capitano. Da allenatore Bollesan ha guidato g

  •    0 commenti   4 anni fa

    Curiosità, perchè il pallone è ovale?

    Il motivo di quella forma... e dei 15 giocatori

  •    0 commenti   4 anni fa

    Massimo Mascioletti: una vita al massimo.

    La leggenda aquilana.