1 anno fa 10/08/2020 11:19

Il wrestler Sheamus si racconta: "in WWE sono un duro, devo ringraziare il rugby"

Stephen Farrelly si considera uno coriaceo e duro, il tutto grazie al suo passato nel rugby al college

In carriera è stato un quattro volte campione del Mondo della WWE, e in dieci anni è diventato un'icona del wrestling mondiale. Una carriera costellata di titoli, sia negli States che in Europa. L'anno scorso scoprì di soffrire di stenosi alla colonna vertebrale, una patologia che colpisce principalmente i wrestler, e che in passato causò il ritiro di un'altra superstar della WWE, Edge.

Ma Sheamus (il cui vero nome è Stephen Farrelly) continua, a 43 anni, a far sognare i suoi fan. In tempi di COVID-19 la WWE continua i suoi show dal Performance Center di Orlando (Florida), rigorosamente a porte chiuse, e il rosso irlandese ha fatto le sue apparizioni in alcuni incontri. In passato ha fatto un pò di tutto, anche il tecnico informatico e la guardia del corpo. E poi lo sport in campo: calcio gaelico e rugby. Prima del wrestling, infatti, fu terza linea al National College di Dublino.

Era corteggiato in campo perchè il suo fisico mastodontico (190 cm per 120 kg) era perfetto per il rugby. Ecco quanto rivelato in un'intervista di qualche anno fa su ThePostGame

"Ho praticato il calcio gaelico, uno sport molto irlandese. Al college ho avuto l'opportunità di giocare a rugby perchè erano a corto di giocatori in squadra. Mi schierarono come flanker e le istruzioni erano semplici: quando non avevo la palla dovevo placcare, quando avevo la palla dovevo correre e cercare di segnare".

"Molti wrestler hanno avuto un passato nel football universitario, alcuni hanno giocato in NFL. Io sono fortunato, mi ritengono uno dei più duri in WWE, e devo ringraziare il rugby per questo!"

Qualche anno fa, alla Red Bull Arena di New York, incontrò gli allenatori di London Irish e Saracens per impartire ai giovani le tecniche corrette di contrasto.

"Ero abbastanza bravo", dice Sheamus delle sue capacità al college "L'ho capito subito. Mi è venuto molto naturale. Ho avuto molto aiuto dai miei compagni di squadra. Tutti si prendono cura l'uno dell'altro."

"Placcavo duro durante le partite. Non si usano caschi o altre protezioni, si fa un sacco di cardio per 80 minuti. E poi c'è un gran rispetto: a fine partita i giocatori di entrambe le squadre si salutano, e dopo ci si vede per bere una birra assieme... C'è una sportività che si è persa negli ultimi tempi."

E in WWE non ha mai nascosto la sua grande passione. Nel 2014, durante una puntata di Monday Night Raw, sfoggiò la maglia della Nazionale, quella con il numero 13 dell'allora capitano Brian O'Driscoll, per festeggiare la vittoria del Sei Nazioni. L'anno scorso un fan giapponese chiese di fare un selfie prima del match tra Irlanda e Scozia, all'International Stadium di Yokohama, dove il wrestler era andato a seguire i suoi beniamini impegnati in Rugby World Cup.

E poi parla del problema concussion, e pone un confronto con il football americano.

"È uno sport fisico, ma sicuramente meno violento del football americano. Negli States credono sia più violento perchè non vengono indossate protezioni, non è così. Non ho mai subito concussion ai tempi del college, e nemmeno i miei compagni di squadra. Nel football sei carico di protezioni, è vero, ma proprio per questo i giocatori placcano in modo violento, ci si abbandona a comportamenti spericolati. Nel football si commettono azioni che non si farebbero in una partita di rugby."

Infine non può mancare il tifoso che è in lui:

"Sono di Dublino, tifo Leinster. Ma anche i London Irish e i New Zealand Warriors, squadra di rugby league".

 

Foto ThePostGame

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