1 anno fa 19/05/2020 01:03

Francesco Minto: pillole del sistema rugbistico inglese

“Il rugby italiano per qualche anno si è congelato, si è perso l’entusiasmo”

L’ultima esperienza in Italia di Francesco Minto è stata due stagioni fa quando a Firenze ha intrapreso per la prima volta il ruolo di allenatore della touche e della difesa dei Medicei nella doppia mansione di allenatore/giocatore, poi il trasferimento in Inghilterra dove, fino all’interruzione per l’emergenza covid-19, ha allenato l’Accademia di Ealing.
Ora Minto è tornato in Italia per scontare la quarantena e, nel contempo, dedicando molto più spazio allo studio. Il 39 volte azzurro è iscritto alla Link Campus University - Università in partecipazione con il Coni - al corso in Economia e Management dello lo Sport.

 

Il 32enne è stato uno degli intervistati settimanali delle dirette Instagram di Rugbymeet, ecco alcune delle sue risposte alle nostre domande. La prima in particolare riguarda il ritorno all’attività dopo un lungo stop, ciò che sta succedendo ora a tutti i rugbisti d’Italia e che Minto ha già vissuto tempo fa a causa dell’infortunio al collo.

 

Il recupero dopo l'inattività: sei stato a lungo fermo per il problema al collo, come hai vissuto il momento del rientro e cosa potresti consigliare a tutti i giocatori attualmente inattivi per il momento del loro atteso rientro?

Fisicamente stavo bene, all’epoca c’erano problematiche burocratiche, problematiche difficili che mi hanno creato grossa difficoltà. Per sei mesi mi sono dovuto allenare da solo. Fortunatamente al mio fianco ho auto persone che mi hanno aiutato atleticamente e tecnicamente, in particolare Miani, preparatore atletico di Villorba. Durante questo periodo ho lavorato su aspetti che prima trascuravo. Ad esempio il modo di correre e alcune skills che durante gli allenamenti di squadra era difficile allenare rispetto a quando sei solo. In questo periodo puoi dedicare tempo ad alcuni aspetti per crescere e migliorare in positivo.”

 

Sei soddisfatto della tua carriera in azzurro o hai qualche rimpianto?

“Ovviamente ci sono cose positive e negative come in molte carriere sportive. Sono contento del percorso che ho fatto, sono contento di aver fatto questo percorso con grandi persone, grandi amici. Lo dimostra la nazionale che nonostante i risultati è rimasto un gruppo unito di giocatori.”

“Ho avuto la soddisfazione si aver vinto contro Sudafrica, Scozia, Irlanda - continua Minto -, successi di cui vado fiero. Speravo però in un’evoluzione, il rugby per qualche anno si è congelato, si è perso l’entusiasmo, non solo in campo ma anche dal punto di vista dei media e del pubblico.

Il vero tifoso di rugby c’è sempre, sta a noi attirare la presenza del tifoso occasionale, quello che segue altri sport. La bellezza di coinvolgerlo in un’atmosfera come il 6 Nazioni passa per tanti aspetti, sicuramente le vittorie hanno influito, questo è un mio rammarico. Spero che tra qualche anno, con la giusta crescita, si potranno ottenere nuove soddisfazioni”.

 

Cosa ti porti dalla tua esperienza di quest'anno in Inghilterra come allenatore?

“Sto vivendo un’esperienza diversa, come ogni esperienza all’estero questa è basata sulla cultura del popolo. In Inghilterra c’è differenza di cultura, di mentalità, rispetto all’Italia: il giocatore inglese non ha bisogno di essere motivato. Loro hanno un modo pacato, quasi scontato di fare il loro dovere.”

 

Parlaci del sistema inglese.

“Il sistema inglese è basato sull'essere più chiari possibile, in modo diretto verso il giocatore, in modo che il giocare apprenda il prima possibile e sia pronto a performare. Essere semplici e concreti è importante.

 

Cosa noti di diverso tra un allenatore italiano e un allenatore inglese?

“La differenza principale tra allenatori italiani e esteri sta nella comunicazione, il modo di comunicare con la squadra è sicuramente diverso. Gli italiani sono molto emotivi.”

 

Avevi programmato il tuo futuro prima di smettere di giocare? Consigli ai nostri lettori per il dopo carriera?

“Volevo fare l’allenatore e ho iniziato a fare i corsi Fir già dal 2012. E’ una cosa che consiglio ad ogni giocatore, frequentare questi corsi mi ha insegnato a interagire con gli allenatori, comprendere meglio le dinamiche del gioco e, di conseguenza, migliorare come giocatore”.

 

Piani per il futuro post covid? Tornerai in Italia?

“Dipende dalle occasioni che si presenteranno, dall’andamento del movimento e dell’economia, perché soprattutto in questo momento dipende tutto dall’economia. Mi piacerebbe rimanere in questo settore come allenatore, spero che gli sponsor rimarranno a sostegno di questo sport che insegna tanto, dai bambini agli adulti.”

 

 

Segui le dirette settimanali di Rugbymeet a cura del Mental Coach Stefano Nicoletti. Appuntamento fisso alle ore 17.30 di ogni mercoledì sul canale Instagram di Rugbymeet.

 

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