1 anno fa 17/10/2018 01:05

Oltre mille persone per l’ultimo saluto a Alessandro “Lillo” Battistin

Saccardo “mi ha insegnato a fare tanti sacrifici e non mollare mai. Perché il rugby non è uno sport per tutti”

La metafora del sostegno – l’essenza del rugby, in campo e fuori – si è materializzata stamattina al centro sportivo Geremia, sede del Petrarca Rugby dove oltre mille persone si sono radunate per tributare l’ultimo saluto ad Alessandro “Lillo” Battistin, placcato sabato 13 ottobre dalla Sla a 52 anni dopo una partita di due anni contro questo avversario al momento invincibile. Al momento perché la speranza, rilanciata dalla famiglia di Lillo e in particolare dalla figlia Giulia, 11 anni, che ha letto con grande coraggio un messaggio pieno di forza d’animo, è che la ricerca faccia passi avanti nella cura di questa micidiale malattia neurodegenerativa, la sclerosi laterale amiotrofica, già tristemente nota nel mondo ovale per aver colpito ed ucciso in pochi anni l’ex campione del mondo sudafricano Joost Van der Vestuhizen.

Ex seconda e terza linea di Petrarca, Tre Pini, Mirano e Bassano, Lillo aveva iniziato poco dopo i vent’anni ad allenare i bambini, ancora nel vecchio Antonianum in Prato della Valle, culla del club tuttonero. Ragazzi nati negli anni ’70 che oggi sono adulti e padri di famiglia, alcuni dei quali negli anni seguenti lo ritrovarono in campo da compagno o da avversario. Terminata la carriera da giocatore con una promozione in B nel 2001 con la maglia del Bassano, riprese ad allenare nel settore giovanile tuttonero al centro Geremia, forgiando diverse ondate di petrarchini (da Saccardo a Marchetto, da Marco Barbini ai fratelli Sarto, da Alberto Chillon a Benettin) e raggiungendo tre finali del campionato giovanile, vincendo consecutivamente i titoli U19 e U20 nel 2009 e nel 2010. Nel 2012 il passaggio alla guida della prima squadra del Valsugana, chiamato dall’allora presidente Fabio Beraldin (oggi consigliere Fir) con cui aveva allenato insieme per molti anni. Il “miracolo” del piccolo club della periferia nord di Padova è maturato pienamente sotto la guida di quel tecnico alto e dai lunghi capelli canuti, che lo facevano apparire come una specie di guru. E un po’ lo era, se al primo anno di conduzione tecnica riuscì a portare per la prima volta in Serie A i biancazzurri del Valsu, inserendo in un gruppo già solido e ricco di talento alcuni elementi di valore cresciuti con lui al Petrarca. Tra questi Alberto Benettin, chiamato dal suo vecchio coach, per affrontare la A2, quando era ormai alla fine della sua avventura alle Zebre e meditava il ritiro ad appena 23 anni.

“Avevo perso la voglia di giocare, tu in un anno me l’hai fatta tornare”, ha ricordato il trequarti dell’Argos Petrarca, che come molti dei suoi ex compagni delle giovanili gli era rimasto affezionato in modo viscerale. Anche Jacopo Sarto e Alberto Saccardo hanno pronunciato parole di grande considerazione e riconoscenza, verso quello che a tutti gli effetti è stato un autentico educatore per diverse centinaia di ragazzi.

“Se gioco a rugby lo devo a te”, ha detto Saccardo, capitano dell’Argos Petrarca campione d’Italia, “Ricordo che una volta, al primo anno di giovanile, ti dissi che il giorno dopo non sarei venuto ad allenarmi. Invece di rispondermi va bene e lasciar correre, come pensavo, mi hai guardato negli occhi e senza arrabbiarti, con sincerità, mi ha detto che per arrivare non potevo fare le cose a metà. Dovevo dare molto di più, fare tanti sacrifici e non mollare mai. Perché il rugby non è uno sport per tutti”.

A rendere onore a Battistin, nel verde dei campi del Petrarca, era presente una larga fetta del rugby nazionale, oltre a rappresentanti delle istituzioni e della Polizia di Stato, con il questore di Padova, Paolo Fassari, e il comandante Giuseppe Maria Iorio del II Reparto Celere di Padova, presso cui Battistin aveva prestato a lungo servizio nella caserma di via d’Acquapendente dove negli anni ’50 nacque il gruppo sportivo delle Fiamme Oro.

Presenti alla cerimonia presidenti, dirigenti, tecnici e giocatori di tutti i club padovani, del resto del Veneto (da Rovigo al Benetton Treviso) e di altre regioni, oltre ad arbitri, consiglieri federali e rappresentanti del Crv, in un turbinio di volti noti del panorama ovale nostrano.

Omoni forgiati da anni di rugby, botte e fango, che si sono sciolti come ghiaccioli al sole quando Giulia Battistin ha letto le parole scritte per ricordare il suo papà. Un messaggio carico di speranza e di forza d’animo, in cui ha esortato i presenti a guardare al di là della malattia e della morte, a gustare la vita sempre e comunque al meglio delle nostre possibilità, per andare avanti sull’esempio di Lillo che pur consapevole dell’inevitabile sconfitta non si è mai arreso, partecipando fino all’inizio dell’estate anche ad eventi pubblici, come il funerale di Giorgio Sbrocco, ex direttore di Rugbymeet che era stato suo coordinatore tecnico per tanti anni ed aveva rilanciato varie iniziative benefiche in suo favore.

Significativamente, le offerte raccolte durante il funerale di Alessandro Battistin sono state devolute alla Fondazione italiana di ricerca per la Sla e al Baby Hospital di Betlemme.

Chi volesse invece aiutare la sua famiglia, rimasta senza un fondamentale supporto economico, può farlo attraverso il conto corrente che I Petrarchi Old Rugby (intestatari del conto) hanno aperto lo scorso febbraio per raccogliere fondi con cui acquistare i costosi medicinali di cui Lillo aveva bisogno - IT 08 J 02008 12126 000103977447 causale “nondimentichiamocidilillo”. A breve inoltre si svolgeranno altre due iniziative per sostenere Michela e Giulia Battistin: il 27 ottobre, per il match della Nazionale di pallamano alla Kioene Arena di Padova, sarà istituito un punto di raccolta fondi, e il 3 novembre, nell’Isola Pescheria di Treviso, si svolgerà il “Terzo tempo per Lillo” organizzato da Rugby For Life.

 

Foto Elena Barbini

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