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Gianluca Guidi, quasi 50 anni, maglia azzurra da giocatore, due scudetti da allenatore sulla panchina di Calvisano e poi Zebre nella fase più recente di una carriera spesa in gran parte all’interno del settore tecnico federale. Al fianco, fra gli altri, di Georges Coste che lo considerava fra i tecnici più preparati e competenti del panorama nazionale. Nella prossima stagione guiderà il XV della Polizia di Stato nel campionato di Eccellenza.

  • Esperienze di club: tante. Ma le Fiamme Oro sono davvero un club come tutti gli altri?
  • Per come ho vissuto la fase di primo avvicinamento mi sento di dire che sì. Si tratta di un club. Nel senso che vi ho trovato le medesime componenti che ho avuto modo di apprezzare a Calvisano. Organizzazione, disponibilità al lavoro, motivazione personale e collettiva, appartenenza, spirito di gruppo. Tutto quel che serve e che normalmente alberga all’interno di una squadra.
  • Anche se i giocatori sono dipendenti del Ministero degli interni?
  • Assolutamente sì. Ho molto apprezzato il fatto che i ragazzi che mi sono stati affidati si sentano parte di una famiglia allargata che è quella della Polizia di stato. Ci tengono a farne parte e sentono la responsabilità di rappresentarne i valori. Per un allenatore direi che si tratta di una situazione ideale. Chi dice il contrario o alimenta polemiche esprime giudizi e valutazioni basate sulla non conoscenza delle cose. E non merita alcuna attenzione.
  • Una curiosità: ma i giocatori vivono tutti insieme come in caserma a Ponte Galeria?
  • 26 dei 38 in rosa sì. Gli altri 12 hanno casa a Fiumicino o al massimo all’Eur. Vicini, molto vicini alla base. Se la domanda si riferisce ai rapporti fra staff e squadra, chiarisco subito che in essi non hanno nulla di militaresco. E che fra noi c’è il normale modo di relazionarsi che esiste in tutte le squadre del mondo. Di positivo, ripeto, c’è la grande determinazione che ho trovato arrivando qui quest’estate.
  • Tutti gli effettivi sono poliziotti?
  • Tutti gli italiani. Chi ancora non lo è lo diventerà dopo aver superato il concorso di gennaio.
  • E lo spirito del gruppo, il morale, come l’ha trovato?
  • Come era scontato che fosse all’indomani di una stagione in cui si sono mancati i play off veramente di un soffio, in dirittura d’arrivo. Una frustrazione che però ha ingenerato una reazione fantastica, fatta di umiltà e di disponibilità al lavoro.
  • Che rugby giocheranno le Fiamme di Guidi?
  • Non esistono molti tipi di rugby. Ma solo due: il rugby efficace e quello che efficace non è. Noi stiamo lavorando a un piano di gioco che produca rugby efficace. Nel senso di avanzante con e senza palla. Un rugby che produca metri e che metta pressione sull’avversario, impedendogli di avanzare e imponendogli di retrocedere.
  • Un rugby ruvido ed essenziale quindi?
  • Di più. Abrasivo. Che poco concede e niente regala. Chiunque sia l’avversario.
  • Le Fiamme hanno i giocatori adatti a questo tipo di gioco?
  • Assolutamente sì. E posso assicurare che la voglia di dimostrarlo sul campo è davvero tanta.
  • Sarà un’Eccellenza senza retrocessioni. Il gioco inteso come spettacolo ne guadagnerà?
  • Credo di sì. E confido che a testimoniarlo ci siano incrementi nel tempo effettivo. È vero che in campo di vanno i giocatori, ma ci va anche il lavoro svolto in settimana nelle sedute di allenamento. E la qualità del lavoro che stiamo svolgendo mi impone di essere ottimista circa questo specifico aspetto.
  • Dove situerebbe la soglia del “buono” in tema di volumi complessivi di gioco effettivo?
  • La quota da attaccare è 35 minuti. Nei pressi di un tale valore o, ancora meglio, oltre a esso, c’è l’alta qualità oggettiva della prestazione. Non siamo così lontani da un tale traguardo. Negli anni scorsi è stato più volte lambito. Io sono ottimista.
  • In pre campionato le Fiamme hanno incontrato Rovigo, Firenze e Calvisano. Quali indicazioni ha tratto?
  • Tenendo conto che si è trattato di amichevoli di pre stagione, dico che ho visto un Calvisano molto consistente e messo già molto bene quanto a organizzazione di gioco, un Rovigo molto migliorato nelle fasi di conquista e i Medicei che si stanno evolvendo a immagine e somiglianza del loro allenatore…
  • In che senso?
  • Nel senso che hanno il profilo inconfondibile delle squadre di Pasquale Presutti.
  • E la cosa…?
  • Deve preoccupare chiunque. Battere Firenze, ma anche solo giocarci contro non sarà facile e scontato per nessuno. In casa o fuori.
  • La perla della già ricca campagna di potenziamento è stato l’arrivo di Simone Favaro. Come sta, quando sarà in campo?
  • Le sue condizioni migliorano giorno per giorno. Lo conosco da quando non aveva 18 anni e la sua determinazione non è mai calato di una virgola. Io penso di metterlo in campo entro ottobre. Mi auguro che, in caso di chiamata azzurra, possa rispondere a Conor O’Shea per i Test match di novembre. So quanto lui ci tenga. E quanto se lo meriti.

 

Il calendario di Eccellenza 2017/18

Foto Fiamme Oro Rugby